LEVANTE: MAI SMETTERE DI LOTTARE PER QUELLO IN CUI CREDI

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INTERVISTA A LEVANTE: MAI SMETTERE DI LOTTARE PER QUELLO IN CUI CREDI

Bambina prodigio che già a nove anni scrive le sue prime canzoni ed a undici inizia a suonare la chitarra per poter accompagnare i suoi testi, Levante (all’anagrafe Claudia Lagona) nel 2013 spopola con “Alfonso”; un grido che contiene tutta la tristezza e la frustrazione proveniente dalle tante (troppe) delusioni ricevute agli inizi della sua carriera.

Da queste delusioni però Levante si riscatta pienamente. Apprezzata dal pubblico che in più occasioni ha fatto il “tutto esaurito” ai suoi concerti, dalla critica e da Artisti del calibro di Max Gazzè, i Negramaro, Paolo Nutini e Fiorello, Levante si fa spazio nel vasto panorama musicale. E dal suo esordio, le soddisfazioni per la cantautrice catanese aumentano ogni giorno di più; nel 2014 l’Academy Medimex premia il suo album d’esordio come migliore opera dell’anno, diventa segnalata speciale su iTunes, viene selezionata da Mtv tra i finalisti degli European Music Award di Glasgow come "Best Italian Act" ed è finalista al premio Tenco.

Da Manuale Distruzione ad Abbi cura di te, una crescita personale ed artistica raccontata a ritmo pop, dove si passa da parole dalle tinte forti come “Che vita di merda” (Alfonso) a note positive come “Ti ho cercata dentro me e nel mondo / da quando ti volevo / ti ho trovata, eccoti felicità” (La Rivincita dei Buoni).

Voglio saperne di più, così dagli uffici di Mailticket mi metto in contatto con il suo ufficio stampa, il quale mi fissa un’intervista telefonica con Levante, che attualmente non si trova in città.

Impaziente di contattarla, il giorno dell’appuntamento anticipo di un paio di minuti l’orario stabilito per la telefonata. Dall’altro capo della cornetta, un’entusiasta Levante mi risponde e dalla voce posso quasi percepire il suo sorriso. La vitalità esplosiva e la disponibilità con cui mi accoglie mi investono e mi rigenerano.

Iniziamo l’intervista parlando della sua infanzia, dei suoi primi approcci con la musica già in tenerissima età, delle persone che hanno acceso in lei la voglia di iniziare a suonare la chitarra, ovvero suo fratello ed una delle sue migliori amiche, la stessa che la ribattezzerà Levante.

…e qui la domanda ci sta; come si passa da Claudia a Levante, e chi è questa persona alla quale affidi un ruolo così importante come quello di darti il nome che ti accompagnerà per tutta la tua carriera artistica?

Lei è una mia carissima amica, con la quale tutt’ora e nonostante gli impegni sono legatissima, mentre il passaggio da Claudia a Levante nasce da una battuta che lei mi fece durante un caldissimo giorno di agosto in Sicilia. Eravamo ragazzine, dodicenni, ci annoiavamo... D’un tratto lei scherzando mi disse: “Levante!” ed io lì per lì stetti al gioco. Poi però le chiesi: ma perché Levante? Beh, aveva preso quel nomignolo dal film Il Ciclone di Pieraccioni che era uscito in quell’anno ed a me era toccato il nome dell’uomo! Quindi lei era Selvaggia ed io Levante.

E con questo “nome di battaglia” Levante finalmente vede la sua carriera avviarsi nel 2013. Dico “finalmente” perché te lo saresti meritata molto prima…

Praticamente dopo tredici anni di lavoro, ho scritto questo brano fortunato che mi ha dato tantissima visibilità. Chiaramente però dietro i tre minuti di quel brano c’erano tredici anni di vita in cui io ho insistito tantissimo affinché questo sogno diventasse qualcosa di reale.

Tredici anni di vita e di delusioni chiaramente

Delusioni, porte in faccia, errori giganteschi da non ripetere mai più nella vita. Gli stessi sbagli che però mi hanno aiutata ad essere una persona sicuramente più adulta, coscienziosa e che mi hanno fatto capire oggi cosa voglio essere e soprattutto cosa non voglio essere.

 

Quindi questo brano d’esordio (N.d.R.: Alfonso) porta con sé tutte le delusioni ed il dolore delle tue esperienze personali, giusto? Infatti dietro l’ironia si cela un grido disperato…

Sì, beh chiaramente non avrei potuto cantare “che vita di merda” su un mi minore, altrimenti ci saremmo tagliati tutti le vene (ride). Forse è anche un po' un modo di vedere la vita, cioè prenderla con filosofia e riderci su con quel filo di ironia che ti permette di andare avanti. Poi Alfonso nasce in un contesto in cui io ero davvero stanca… ed anche un po' incazzata… perché non succedeva mai niente di nuovo rispetto al punto che stavo martellando. Riguarda il periodo che va dal 2010 al 2013 in cui ho vissuto veramente quel senso di frustrazione che provi quando sembra che tutte le persone intorno a te stiano crescendo e siano pressoché consapevoli del ruolo ben definito che stanno assumendo nella società mentre tu sei ancora la ragazza che lavora al bar per pagarsi un sogno che però non diventa mai realtà.

Ma con tutte queste delusioni, non è mai arrivato quel momento in cui dici “basta, non ce la faccio più, adesso mollo tutto”?

No. No, perché io sono una persona molto testarda e quando voglio qualcosa, me la prendo. C’è stato un periodo della mia vita in cui ero molto scoraggiata, però mi sono detta: “io devo fare questo nella vita, non voglio vivere senza la musica”. E questo mood mi ha messo nella condizione di voler lottare con ancora più forza. Devi sempre lottare per i tuoi sogni; perché se non ci credi tu, non ci crede proprio nessuno.

E dal 2014 partono le tournée, dapprima in Europa e poi sul suolo americano; quali sensazioni diverse hai provato?

In realtà il pubblico europeo coincideva pressoché con quello italiano, perché ad esempio a Bruxelles, come del resto a Lugano, c’erano tantissimi italiani, perciò la differenza tra le date in Italia e quelle in Europa non l’ho percepita moltissimo. La differenza invece l’ho notata con gli americani che, nonostante non comprendessero i testi in italiano, si sono avvicinati stupiti dicendomi: “sì, ok, non capiamo cosa stai dicendo ma quello che canti arriva lo stesso allo stomaco” e quella è stata una bella soddisfazione. Il loro atteggiamento è stato quello di un pubblico che vuole darti comunque una possibilità, che privilegia la meritocrazia, esprimendo un giudizio poco condizionato dai media.

A questa, seguono tantissime altre soddisfazioni; sei finalista agli MTV European Music Award di Glasgow, poi segnalata speciale su iTunes, premiata dall’Academy Medimex...insomma, un vortice in piena regola!

Sì, tanti riconoscimenti, tante gare di qualità, anche al Tenco. Perché è così che succede nella vita; hai questo lembo di terra; lo coltivi, lo coltivi, lo coltivi…ci butti l’acqua tutti i giorni…prima o poi un fiorellino uscirà; e questo è proprio quello che è successo dopo tanti anni. Ovvio, avrei preferito che succedesse un po’ prima, mi sarei risparmiata un sacco di ulcere (ride), però onestamente non saprei neppure immaginare un tempo precedente e simile a questo perché non avrei avuto neanche la testa e la forza per affrontare certe cose, quindi va bene così, va bene viverlo adesso.

Ricollegandoci al testo della canzone che abbiamo citato prima, Alfonso (Manuale Distruzione), sei partita da parole forti per passare poi a note cariche di ottimismo come quelle di Mi Amo o La Rivincita dei Buoni (Abbi Cura di Te); cos’è cambiato, hai forse trasferito questa soddisfazione anche nelle note dei tuoi brani?

Mmh...io credo che la differenza tra Manuale Distruzione e Abbi Cura Di Te risieda nella consapevolezza di essere fautori del proprio destino, cioè sebbene ci sia un limite alla scrittura di queste pagine bianche che ogni giorno riempiamo, noi siamo in grado di cambiare le cose, scegliendo. Per cui con Abbi Cura Di Te racconto della scelta di essere felici, di come farlo, anzitutto amando sé stessi quindi volendosi un pochino di bene, perché quando cambia il rapporto con te stesso, cambia automaticamente anche il rapporto che hai con il mondo. Le altre tracce sono dedicate all’amore. Ci sono poi anche tanti sogni e c’è una storia di coraggio che è quella dell’amore fra mia madre e mio padre. C’è tantissimo amore in questo disco, però viene affrontato sotto una prospettiva diversa; l’amore importante non a livello di smancerie ma come elemento fondamentale della vita, dello stare bene tutti i giorni, al di là dei rapporti tra un uomo ed una donna, tra una donna ed una donna, o tra un uomo ed un uomo.

A proposito di questo commoventissimo brano (N.d.R.: Finché Morte Non Ci Separi), com’è stato lavorare con tua mamma? Cos’hai provato? Dev’essere stato difficilissimo lavorare insieme a lei su questo brano così carico di emozioni…

Mia madre è una persona molto emotiva che quando si emoziona piange, che sia per gioia o tristezza, quindi dopo la prima traccia registrata è inevitabilmente scoppiata a piangere, ed io ero esattamente dietro di lei che le tenevo la mano, soprattutto perché durante le registrazioni ho dovuto starle accanto per “istruirla” (sebbene mia madre sia intonatissima e l’ho dimostrato), perché non apporto alcuna correzione vocale nei miei dischi; piuttosto rifaccio la traccia cento volte o lascio la sbavatura ma non modifico. Lei è stata grandiosa ed è stato molto emozionante ma anche divertente cantare con lei, anche perché alla fine, dopo aver preso confidenza con il microfono, la sala, il testo, etc., ha riso e detto: “dai, possiamo farne un’altra?”.

Quindi pensi che farete altri brani insieme?

No, perché altrimenti vuole fare la solista. Mia madre è eccentrica, quasi quanto me (ride).

Levante, tornando a te… va bene prendersi le proprie soddisfazioni dopo tanta attesa ma ormai fai tutto tu! Insomma, cantautrice di successo ma anche stilista…

(ride) Diciamo che io amo cucire quindi ogni tanto mi faccio degli abiti. Come prolungamento delle braccia ho una macchina da cucire, una chitarra, una penna, un pennello, dei colori, una macchina fotografica…ho così tanta creatività che devo buttarla fuori in qualche modo ed io amo esprimerla in mille forme diverse.

Poi sei anche una musa; sei stata definita “icona di stile naturale e versatile”, sei stata apprezzata da moltissimi nomi della moda…insomma, che posto pensi che occuperà il mondo della moda nel tuo futuro?

Mah io amo tantissimo la moda, sono affascinata dai tessuti, dai colori... Mi ricordo che una volta passavo ore ed ore in merceria, tanto che feci amicizia con una commerciante che vendeva dei vestiti stupendi e lei mi insegnò a fare le borse. Infatti, c’è stato un periodo nella mia vita in cui feci una collezione di pochette che si chiamava “Boa Bag” e la gente non lo sa ma a Torino tante donne hanno delle borse che confezionai io stessa.

Mmh ed aprire una tua linea adesso come la vedi?

Adesso se apro anche una mia linea devo trovare una sosia! Già ho il management che sinceramente sbriga delle cose per me che potrei fare tranquillamente io, se ne avessi il tempo. Quindi sì, sarebbe bello potermi dedicare anche alla moda ma magari tra un po'..

 

La telefonata termina ma le emozioni che Levante ha saputo trasmettermi restano. Una straordinaria artista, con una forte personalità ma anche tanta umiltà e disponibilità. Una persona che non ha mai smesso di credere nel proprio sogno e che anzi incita gli altri a non smettere di lottare per il loro.

Sarah Yousef - Mailticket

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